Salvare dalla prostituzione

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di Francesco Natale

Chiavari, 21 Dicembre 1979. Nel mezzo del “caruggio”, la via principale che biseca il centro storico della cittadina ligure, una mamma tiene per mano il suo bambino quattrenne con cappellino rosso e loden di ordinanza. Erano tempi non sospetti, giacché il primato della tecnocrazia era di là da venire e il loden aveva ancora tutta la sua brava dignità di cappottino medio borghese, oltre a fornire efficacissimo riparo dalle intemperie.

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IL MINISTRO DELLA SALUTE RENATO BALDUZZI: STOP AL TICKET, VIA ALLA FRANCHIGIA.

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Il Ministro Balduzzi

Importante novità nel campo della salute nel nostro Paese. Il ministro della Salute annuncia la fine del cosiddetto ticket sanitario, che sarà sostituito da una smart card. Dettagli e info in questo post pubblicato sul sito de La Repubblica, a firma di Roberto Petrini. Buona lettura. A presto.

- Il progetto del ministro della Salute rivoluzionerà il meccanismo con cui gli italiani pagano per la sanità.

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In Spagna torna la Repubblica del Sol

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Una foto dalla “Repubblica del Sole” di quest’estate

Questione di punti di vista. Per il rappresentante dei commercianti, l’immagine della Puerta del Sol piena di persone e di tende, che l’anno scorso fece il giro del mondo, ha rappresentato un danno incalcolabile per la Spagna, oltre ad una perdita di ben 30 milioni di euro per i negozi che si affacciano sulla centrale piazza madrilena.

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Di Pietro contro Grillo: “Quando vuoi sfasciare tutto nascono le dittature”

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‘Noi abbiamo sempre protestato contro le politiche di Berlusconi ma abbiamo avuto sempre anche la responsabilita’ di avanzare proposte alternative. La mera protesta non ci interessa”. Lo ha detto il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro interpellato su Beppe Grillo. Se vince questo, ha aggiunto Di Pietro, ”il giorno dopo a governare e’ solo la protesta, la voglia di sfasciare tutto” ma ”cosi’ nascono le dittature, dalle anarchie”.

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Inchiesta dello Spiegel: Italia, abusivi dell'euro.

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Sui documenti riservati di Berlino: L’Italia non aveva i requisiti per entrare nella moneta unica.

Documenti di fonte governativa tedesca appena resi noti rivelano che molti in seno alla Cancelleria di Helmut Kohl nutrivano seri dubbi sulla moneta comune europea quando nel 1998 si prese la decisione di introdurla. Helmut Kohl disse che tutti avrebbero avvertito il “peso della storia”, la decisione di introdurre la moneta unica”.

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Report: I professionisti delle tasse (e le conclusioni delle inchieste della stagione 2012).

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Come si può combattere l’evasione se ad aiutarli c’è un esercito di professionisti che mette le proprie capacità a disposizione di quanti (e non sono pochi) proprio non vogliono pagare le tasse allo Stato?

L’inchiesta di Alberto Nerazzini, “I professionisti” parla proprio di loro: banchieri, fiscalisti, avvocati, contabili che si mettono al servizio dei loro clienti , per far si che lo Stato riceva da costui meno soldi possibili.

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Deep Red

Mafia e Stato Italiano (Attuale!!!)

Negli anni 60 il governo italiano non solo non si interessava del fenomeno della mafia, ma esplicitamente lo negava…La mafia era, ed è, un sistema che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo chiamare borghese; e non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato (cioè quando lo Stato , con le sue leggi e le sue funzioni, manca) ma dentro lo Stato La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta.

Leonardo Sciascia

Terra In Bocca (Poesia Di Un Delitto)

LATO A

Largo iniziale – molto largo – avanti

Lungo e disteso t’hanno trovato
Con quattro colpi piantati nel petto
A tradimento t’hanno sparato
Senza neanche darti il sospetto

Ora tu giaci senza le scarpe
Dentro a un cespuglio di biancospino
Mentre sul mare vanno le barche
Che ti ricordano fin da bambino

Qualcuno corre già nella via
Mentre passando la polizia
Porta il tuo corpo ormai senza vita
Alla tua casa ancora assopita

“Quel giorno il paese si svegliava come sempre, come tutti i giorni, al rintocco del mattutino, con le prime
donne sedute sui gradini delle loro case, con le reti stese ad asciugare, con il primo odore di pane, con le voci
dei contadini nei campi, e il mare in lontananza, che ascolta, e racconta”

Son solo cento case, tutto il paese,
una gran chiesa con il campanile,
un bar-tabacchi senza pretese,
tutto raccolto sembra un cortile

Quattro strade strette strette
Che portano in piazza
Una donna, due donne,
Un vecchio, un bambino
Con le brocche sulla testa
Una lunga processione
Scende al centro del paese
Per comprare solo acqua

In questo maledetto paese
Son vent’anni che il Comune
Ha promesso un acquedotto
Ma promesso solamente
Il raccolto sta morendo
Qui da noi non piove mai
Siamo stanchi di aspettare
L’acqua non arriva mai…
L’acqua non arriva mai…
L’acqua non arriva mai…

C’è solo un carrettiere
Che ad ogni ora passa con l’acqua, quella da bere
La vende a 10 lire al bicchiere
Chi non ha soldi non la può bere

I patriarchi di due famiglie
Come se fossero due nazioni
Scendono in campo in mille battaglie
Sono nemici da generazioni

Lunedì….Sparatoria nel mercato del pesce
Martedì…Col tritolo fan saltare una casa
Mercoledì…In campagna hanno ucciso un pastore
Giovedì…Han gettato l’autobotte dal molo
Venerdì…Han trovato una cisterna inquinata
Poi di sabato…Tutto il paese è rimasto senz’acqua
Ma di domenica, ma di domenica
Tutti alla piazza, a festeggiare il santo del giorno
Tutti salutano, tutto è normale

“Don Vincenzo carissimo, salutammo a vossia
Baciamo le mani don Gaetano, ossequi alla signora”

Nel paese un’esplosione violenta……Fa crollare come in guerra una casa
Martedì ……arrivano i carabinieri……Per fare un verbale

Ma di domenica, ma di domenica
Tutti alla piazza, a festeggiare il santo del giorno
Tutti salutano, tutto è normale

Non è successo niente di normale

Avanti tutto – brutto momento – plim plim

“I was in Sicily in 1936
Sun and sea like in California, wonderful!
No one washes teeth,
Just someone drink milk: terrible!”

Poi nel paese bianco di sole
Scorre in silenzio il tuo funerale
Piange la gente, sboccian le viole
E una ragazza si sente male

Tu, pieno di sole
Lei, bianca di sale
Un tramonto che moriva in mare
Così è nato il vostro amore
Tu che di domenica cercavi il suo sguardo
Tra la gente nella chiesa
Lei che sorrideva di nascosto
Timorosa del rimprovero di Dio

Vi parlate già da un anno
Son contenti i genitori
Poi le nozze si faranno
Io, io ero stato scelto
Per essere compare

Tu, pieno di sole
Lei, bianca di sale
Un tramonto che moriva in mare
Così è nato il vostro amore
Tu che di domenica cercavi il suo sguardo
Tra la gente nella chiesa
Lei che sorrideva di nascosto
Timorosa del rimprovero di Dio

Vi parlate già da un anno
Son contenti i genitori
Poi le nozze si faranno
Io, io ero stato scelto
Per essere compare

Tu, pieno di sole
Lei, bianca di sale

“Io, ho il sole nel cuore e tu mi illumini”

Plim plim al parossismo – delicato andante

Si scompone in mille suoni
Un lamento di campane
Lenta e funebre magia
Che in paese più nessuno fa dormire
Se parlavo di tuo padre
E del dramma di un paese
Dove regna l’omertà
Ti chiudevi nel silenzio e non parlavi quasi mai

Sì, nello sguardo innocente, c’era solo ingenuità
Tu pieno di sole, lei bianca di sale
Queste immagini sono per me ricordi
Di un amore semplice, di un amore facile
Del tuo amore disperato che non vuol morire
Testardo come un asino, violento come un temporale
Fragile come un bambino che ha paura

La miseria porta in grembo
La violenza come un figlio
Che per crescere dovrà
Divorare tutto il bene, solo il male lascerà

Il tuo mondo si è fermato
Niente conta ormai per te
Brucia la tua gioventù
E nessun avvenimento vale più
Di ogni appuntamento
Che tu davi a lei

Sì, nello sguardo innocente, c’era solo ingenuità
Tu pieno di sole, lei bianca di sale
Queste immagini sono per me ricordi
Di un amore semplice, di un amore facile
Del tuo amore disperato che non vuol morire
Testardo come un asino, violento come un temporale
Fragile come un bambino che ha paura

Tu che di domenica cercavi il suo sguardo
Tra la gente nella chiesa
Lei che sorrideva di nascosto
Timorosa del rimprovero di Dio

Tu pieno di sole, lei bianca di sale
Queste immagini sono per me ricordi
Di un amore semplice, di un amore facile
Del tuo amore disperato che non vuol morire
Del tuo amore calpestato
Del tuo amore calpestato, ferito e ucciso

Rumori – fine incombente

*

LATO B

Fine lontana – allegro per niente

No, non era più un mistero,
lo sapevano in paese, lo sapeva il mondo intero
le mie mani ho rovinato lavorando sotto il sole
che bruciava le colline
ogni zolla ho frantumato
ogni angolo di terra fino in fondo al mio podere
queste mani hanno scavato
ma l’acqua no, no, no, non l’ho trovata mai

Qualcuno poi m’ha consigliato
Di pensare ai fatti miei
Eran questioni personali
Ho risposto: “andate via, faccio quello che mi pare
Questa terra è casa mia”
Loro mi hanno minacciato,
il mio orgoglio hanno ferito
per amore ho mentito
ed in faccia gli ho gridato
“Ho trovato l’acqua e la regalo a tutti”

Ho trovato nella stalla
Il mio mulo sgozzato
Poi di notte hanno incendiato i granai
Qualche giorno dopo mi han tagliato le viti
Per farmi paura, per farmi paura
No no no no, non ce n’ho, no, no, continuerò
Per farmi paura, per farmi paura
No no no no, non ce n’ho, no, no, continuerò

Loro mi hanno minacciato,
il mio orgoglio hanno ferito
per amore ho mentito
ed in faccia gli ho gridato
“Ho trovato l’acqua e la regalo a tutti”

“Perché voi non riuscite a capire quello che sta dicendo?”
“Io ho il sole nel cuore…e tu m’illumini”

Tanto va la gatta al lardo – su e giù

Lungo e disteso t’hanno trovato
Con quattro colpi piantati nel petto
A tradimento t’hanno sparato…..
Quando il tuo corpo hanno trovato
Senza scarpe e senza vita
I tuoi occhi neri sbarrati nel vuoto
Davanti alla morte
Avevano fotografato la paura
Quando il tuo corpo hanno trovato
Senza scarpe e senza vita
Nella tua bocca
Ancora spalancata
Ad invocare l’ultimo aiuto
C’era solo terra e non respiro

Nel tuo letto di morte
Col tuo vestito di festa
Ti hanno vegliato due giorni
Ti ha visto tutto il paese
Ti hanno baciato le mani
Accarezzato i capelli
Hanno sfilato in silenzio
Son tutti senza parole
La casa è piena di gente
La gente piange e poi prega
Ogni preghiera è una rosa
Ti hanno coperto di fiori

Ed io, seduto su una sedia guardo tutto ma
Non ho il coraggio di guardarti

A chi debbo ringraziare per questo figlio morto
Per questo mio dolore
e questo mio dolore, per questo mio dolore, per questo mio dolore
A chi debbo ringraziare, a chi debbo ringraziare
La mano che ti ha ucciso
L’egoismo del potere
O il mio orgoglio smisurato,
il senso che io dò all’onore

Sapevo di non potere
Lottare con le montagne
Ma ero pronto a pagare
Pagare io di persona
Come potevo pensare
Io che ti ho dato la vita
Di regalarti alla morte
Parlare non serve a niente
Ora il tuo corpo ha un vestito
Coperto solo di fiori
Abbandonato sul letto
Sopra il tuo letto di morte

Ed io, seduto su una sedia guardo tutto ma
Non ho il coraggio di guardarti

A chi debbo ringraziare per questo figlio morto
Per questo mio dolore
e questo mio dolore, per questo mio dolore, per questo mio dolore
A chi debbo ringraziare, a chi debbo ringraziare

Tua madre, la terra, in una nuova ferita
Coprirà il tuo corpo come un germoglio di grano
Che morirebbe d’inverno
senza spuntare mai

No no no, non è vero
Questa è solo fantasia
Questa terra ti odierà
Scaverà dentro di te
Il tuo volto sfigurerà
Ma cosa resterà di….

Tua madre, la terra, ti pianterà nel cuore
Radici di rose per darti la vita
Ogni anno in primavera
Quando il sole tornerà

No no no, non è vero
Questa è solo poesia
Questa terra ti odierà
Scaverà dentro di te
Il tuo volto sfigurerà
Ma cosa resterà, cosa resterà di….

Resterà soltanto, solamente il mio rimorso
Come un’ombra no no no, non mi lascerà
Urlerà di notte
Di notte nel silenzio
No no non mi distruggerà, non mi distruggerà

Io piango, io piango, io piango
So chi devo ringraziare
Ma so che devo fare
Sì, so chi devo ringraziare
Ora so che devo fare

Lui certamente conosce chi è stato
E già lo aspetta al crocevia
E quando passa
Lungo il fossato
Gli spara in faccia
E così sia….

“Addì 18 agosto 1936, in contrada Sorci è stato ritrovato un morto sparato……
19 agosto ’36, all’altezza delle terrazze del Buonconvento è stato trovato un morto sparato…
20 agosto ‘36, alla presenza di tre guardie, e mia, si costituisce Calogero Sonnino, dichiarandosi l’uccisore
dell’uomo trovato alle terrazze del Buonconvento, e padre del ragazzo trovato ucciso in contrada Sorci…
22 agosto 1936, tramite la mia persona Sonnino fa sapere alla famiglia di volere il figlio sepolto nel suo
podere
25 agosto 1936, alla presenza del medico legale, del curato, del sepoltore, di sette congiunti, e mia, si
procede alla tumulazione, durante lo scavo, all’improvviso, dalla terra……..”

Larghissimo – dentro tutto

“Calogero Sonnino aveva ragione, aveva perduto un figlio ma aveva trovato l’acqua.
Sì, ma se tuo padre aveva ragione, tu…..”

Io ho il sole nel mio cuore… Io ho il sole e tu m’illumini
Io ho il sole nel mio cuore… Io ho il sole e tu m’illumini

Alba di notte – rimbalzello triste

Lungo e disteso t’hanno trovato
Con quattro colpi piantati nel petto
A tradimento t’hanno sparato
Senza neanche darti il sospetto
Ora tu giaci senza le scarpe
Dentro a un cespuglio di biancospino
Mentre sul mare vanno le barche
Che ti ricordano fin da bambino

Qualcuno corre già nella via
Mentre passando la polizia
Porta il tuo corpo ormai senza vita
Alla tua casa ancora assopita
Qualcuno corre già nella via
Mentre passando la polizia
Porta il tuo corpo ormai senza vita
Alla tua casa ancora assopita

Quando ti vedono i tuoi parenti
Si levano subito pianti e lamenti
S’alza tuo padre con la doppietta
Corre ansimando per fare vendetta

Lui certamente conosce chi è stato
E già lo aspetta al crocevia
Poi quando passa
Lungo il fossato
Gli spara in faccia
E così sia….

Poi nel paese bianco di sole
Scorre in silenzio il tuo funerale
Piange la gente, sboccian le viole
E una ragazza si sente male

Dentro la terra t’hanno calato
Davanti al mare il tuo primo amore
Non puoi far nulla del tuo passato
Per te non corrono più le ore
Dentro la terra t’hanno calato
Davanti al mare il tuo primo amore
Non puoi far nulla del tuo passato
Per te non corrono più le ore

Quante speranze, quante illusioni
Tu ti eri fatto su questa terra
Le hanno abbattute senza ragioni
Come si abbatte un soldato in guerra
Lungo e disteso t’hanno trovato
Con quattro colpi piantati nel petto
Tu ti credevi quasi immortale
Hai sedici anni, ma sei morto lo stesso

Rimbalzello compiacente – ossessivo ma non troppo – fine

Terra in Bocca. Quando i Giganti sfidarono la mafia

Le relazioni, le speranze, le promesse di noi tutti sono attraversate, nell’arco della vita, dalle note della musica e dalle parole delle canzoni, che, quando promuovono l’impegno sociale, determinano la svolta, la storia del cambiamento.
La musica trasmette la passione, i sentimenti, le emozioni, i sogni che alimentano la volontà di giustizia e la fede nel rinnovamento, nel cambiamento innovativo e progressista.
I Giganti sono Sergio, Mino, Checco e Papes.
Il gruppo milanese, storicamente inserito ormai nel panorama del beat italiano, chiude definitivamente la sua carriera musicale con un 33 giri intitolato Terra in bocca, che propone il sottotitolo Poesia di un delitto.
Una cruda storia di mafia è narrata musicalmente in questo album concept, registrato nel 1971 e trasmesso un’unica volta per radio e in seguito immediatamente boicottato, ossia destinato all’oblio e fatto cadere nel dimenticatoio della storia della musica leggera italiana e del beat, insieme agli stessi Giganti.
L’album Terra in bocca, creazione del gruppo i Giganti, rappresenta il tentativo dell’impegno musicale di porsi al servizio della verità e della giustizia, affrontando scottanti tematiche sociali, per denunciare la criminalità organizzata e raccontare al grande pubblico una storia di mafia con una reale ed autentica attinenza alla realtà degli eventi e al contesto sociale, attraverso un’intensità sconcertante e sempre attuale.
Terra in bocca, Poesia di un delitto, è un disco rivoluzionario, una svolta radicale e imprescindibile di un gruppo musicale come i Giganti che cantano per primi l’argomento mafia, denunciando un delitto perpetrato dalla criminalità organizzata intorno alla lotta per l’acqua in un paese siciliano, tramite una scelta coraggiosa, ma fatale, che condurrà il gruppo musicale a cadere vittima di una subdola e spietata censura che li condurrà allo scioglimento definitivo.
Questa vicenda permette di ricostruire un crescente e avvincente spaccato della musica leggera italiana durante gli anni ‘70, in un realistico frammento storico del contesto sociale tormentato dal malcostume, dalla corruzione e dalla malavita, tramite la biografia drammatica delle vicende politiche del nostro Paese, in un messaggio più che mai attuale sulle incongruenze della società italiana

http://www.peacelink.it/sociale/a/29536.html

http://www.il-margine.it/i_libri/catalogo/terra_in_bocca

YuO

You and only You

Ella si getto, non vi fu tentaivo di ricovero, la morte tanto attesa

Configurare il firewall di Mac OS X

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Il sistema operativo di Apple gode di una certa fama di sicurezza pressoché meritata: è quasi esente da virus, le sue fondamenta Unix sono ben assestate e stanno sotto i microscopi degli esperti di sicurezza da circa 40 anni, i suoi servizi di rete opensource (ad esempio il server web Apache e il server SMB Samba) sono tenuti continuamente sotto osservazione dalla più ampia comunità di sviluppatori che la storia ricordi.

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Utilissima lettura per chi non si sente troppo al sicuro su Mac.

In ogni caso, l’operosità ha un prezzo molto alto

Eliminare un singolo backup di Time Machine

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Supponi di aver bisogno di un po’ di spazio extra sul disco che normalmente usi per Time Machine. Forte la tentazione di andare dentro alla cartella Backups.backupdb e trascinare qualche backup tra i più vecchi nel cestino, vero? Beh, NON LO FARE. Non è questo il modo giusto: impiegheresti un sacco di tempo e poi, la prossima volta che gira, Time Machine sarebbe costretto a rigenerare il proprio database (ammesso che ce la faccia), visto che la situazione sul disco non sarebbe più coerente con le sue informazioni.

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Utilissimo post su una funzione di TM che no conoscevo ma che cercavo da  tempo.

A Voi Mantovani (Willy lo sa)

E vi odio voi mantovani, io vi odio tutti quanti,
brutta banda di ruffiani e di intriganti,
cammuffati bene o male, da intellettuali e santi,
io vi odio a voi mantovani tutti quanti.

Siete falsi come Giuda, e dirvi Giuda e’ un complimento,
e vivete ancora adesso avanti Cristo,
e trattate gli altri come i vostri nonni coi cristiani,
io vi odio a tutti quanti voi mantovani.

“Mamma lupa – poveretta – si e’ svenata con i denti”
il giornale ha riportato con stupore:
“non poteva sopportare che il suo popolo invasore
diventasse una colonia di invadenti”.

E vi odio a voi mantovani, io vi odio tutti quanti,
distruttori di finanze e nati stanchi,
siete un peso alla nazione, siete proprio brutta gente,
io ti odio grande Mantova decadente.

Sui tombini delle fogne, come tanti scudi antichi,
ci scrivete ancora Mantova,
ma guardatevi, a dottori, siete molli come fichi
e poi andiamo, non e’ piu’ tempo di guerre.

E vi odio a voi mantovani, io vi odio tutti quanti,
brutta banda di ruffiani e di intriganti,
cammuffati bene o male, siete sempre farabutti,
io vi odio a voi mantovani, vi odio tutti

Da una libera interpretazione, in un momento di rabbia, del noto brano “A Voi Romani” di Alberto Fortis.

Sempre a Vello

http://www.piste-ciclabili.com/itinerari/853-lago-d-iseo-toline-vello

la pista ciclopedonale parte alla fine del piccolo borgo abitato di Vello di Marone dove, terminate le case, la strada finisce arrivando ad una sbarra posta davanti alla prima delle brevi gallerie presenti lungo questo percorso.

La strada quindi chiusa al traffico è tutta asfaltata, pianeggiante e comoda, essendo larga circa 3 metri.

Si snoda in riva al lago per circa 5 km, godendo dell’ottimo paesaggio caratterizzato dall’acqua sottostante da una parte e dalle pareti rocciose dall’altra.

Un po’ in ombra e spesso presenziato dal vento, questo tratto di pista ciclopedonale termina vicino alla strada statale appena prima di Toline.

Ancora sulla ciclabile di Vello

L’ultima frana caduta sulla pista ciclabile

Vello-Toline, chiusa da quest’estate

Chiusa al transito ciclistico e pedonale da prima di Ferragosto, per frane e smottamenti, la strada panoramica che da Vello porta a Toline, un percorso ciclopedonale di circa dieci chilometri in riva al lago, è l’unica alternativa al passaggio (problematico per via del traffico) sulla litoranea e proprio per questo continua ad essere utilizzata. E la situazione è di vero pericolo.

Le ordinanze emesse dai sindaci di Marone e di Pisogne, i due Comuni competenti per quel tratto di territorio, non vengono rispettate, così di continuo vengono tolti i nastri di chiusura che dovrebbero impedire l’accesso alla strada. «La gente continua a passare nonostante la frana ostruisca la strada, e lo fa a proprio rischio e pericolo – lamenta Emilio Tosoni, sindaco di Marone – tanto che a nulla valgono le nostre ordinanze». A questo punto la domanda è ovvia. Chi è il responsabile della manutenzione e del ripristino di uno dei percorsi ciclopedonali più panoramici del bresciano (ed anche più utili)? «La strada è provinciale ma è in capo ai Comuni – spiega Giuseppe Florio, responsabile dell’Ufficio tecnico della Comunità montana, ente che ha sempre provveduto alla manutenzione ed alla promozione del percorso -, ma oggi per sistemare la parete rocciosa si stima siano necessari all’incirca 2 milioni di euro, chi deve erogare questi contributi?».

La domanda pare non avere risposta certa e immediata. Nel frattempo, in attesa di una decisione che tarda ad arrivare, passare sul percorso è quasi necessario, ma altrettanto irresponsabile: il pericolo c’è ed è evidente.Il presidente dell’assemblea dei sindaci, Giuseppe Ribola, nell’ultima assemblea ha spiegato le opportunità offerte da un «Bando mobilità» della Regione Lombardia inerente le piste ciclabili: «Presenteremo sicuramente il progetto di sistemazione della strada Vello-Toline; ci sono 800mila euro di finanziamenti che potrebbero risolvere almeno alcuni ostacoli e predisporre alla riapertura del percorso». Proprio nell’occasione l’assessore al Turismo della Comunità montana Gabriele Cristini ha avanzato la proposta di introdurre un costo di fruizione della strada: «Il pagamento di un pedaggio seppur minimo da parte di tutti i frequentatori della strada potrebbe costituire un fondo per la manutenzione annuale ed ordinaria della Vello-Toline che, oltre alle opere straordinarie oggi indispensabili, necessita comunque di lavori continui, stimati all’incirca in 120mila euro all’anno».Proposta discutibile, proprio perché il valore aggiunto al territorio conferito dalla Vello-Toline è davvero significativo e anche utile, come dimostrano i passaggi attuali, con la strada del tutto priva delle condizioni di sicurezza. Ma aggiunge Florio: «La natura stessa del percorso, a sbalzo sul lago ed a ridosso della parete rocciosa, da una parte la rende unica per bellezza ma dall’altra continuamente soggetta a eventi franosi, per questo la Comunità montana ha approntato un progetto preliminare per la sua sistemazione, già completo di indagine del rischio, sottoposto a Ferrovie Nord, che ha il transito della linea ferroviaria proprio soprala Vello-Toline ed alla Regione». Non da ultimo, come ha ricordato sempre lo stesso Florio, esprimendo la preoccupazione della Comunità montana sulla continuità di un progetto globale, la Vello-Toline è uno dei tasselli più importanti di tutto il percorso ciclabile che, in un futuro prossimo, costeggerà la sponda bresciana del lago d’Iseo. Una ragione in più – ci pare – per intervenire d’urgenza. «Tutti i lavori programmati per realizzare le piste ciclabili che da Iseo conducono a Pisogne sono iniziati perché c’era la Vello-Toline - afferma Florio – ed hanno questo come fulcro, come attrattiva, come punto forte. Se questa strada rimarrà chiusa od impraticabile anche le altre opere risulteranno parziali». La Vello-Toline, la vecchia litoranea «carrozzabile» è stata, prima della sua chiusura, una strada frequentata da famiglie con bambini, da hobbisti pescatori, surfisti, pattinatori e ciclisti, facile ma nello stesso tempo soddisfacente, senza dislivelli né pendenze, con alcune gallerie del secolo scorso, attrezzata con aree di sosta e punti dove poter fare il bagno. La gente continua ad utilizzarla perché è utile.

http://www.iseobike.com/notizia.php?zcid=552

Italia L.I.B.E.R.A

Ma libera da cosa? Non è forse oggi che bisognerebbe, ancora con maggiore ostinazione, liberarla dalla situazione attuale?

Un sereno, e pensieroso, 25 Aprile 2012 a tutti!

Muschiodettaglio

Filiforme

La ciclabile Vello-Toline riapre a fine giugno

Nel giorno in cui per la ciclabile Vello-Toline – dal 2010 chiusa per uno smottamento – c’è una buona notizia, la fiaccolata organizzata dalla Lega Nord ha adombrato un accordo che, per l’assessore provinciale ai Lavori pubblici Maria Teresa Vivaldini, «sancisce finalmente l’avvio di un iter atteso da tempo. È stato un processo lungo, ma siamo riusciti a inserire l’intervento di ripristino del percorso nell’agenda della Provincia, destinando 350mila euro ai lavori».

Nel giro di un paio di mesi dovrebbe essere pubblicato il bando e assegnato l’appalto, mentre serviranno fino a 40 giorni per completare l’intervento. In realtà si tratta del primo stralcio del primo lotto: a fine anno la Provincia valuterà se ci saranno fondi necessari per completare il secondo stralcio. Mettere completamente in sicurezza il percorso costerebbe infatti 550mila euro circa.

Venerdì in serata, poi, c’è stata sul Sebino la fiaccolata organizzata dal gruppo consiliare Lega Nord di Marone. Un centinaio di persone, fiaccole verdi alla mano, ha sfilato dietro lo striscione «Salviamo la Vello-Toline». Erano presenti i vertici del Carroccio: dal presidente della Provincia, Daniele Molgora, ai consiglieri regionali Monica Rizzi e Renzo Bossi. Con loro anche i militanti verdi dei Comuni sebini. «La Provincia metterà i soldi per riaprire la Vello-Toline – ha spiegato Molgora – ma la manutenzione dovrebbe spettare ai Comuni, che si sono sempre tirati indietro».

http://www.giornaledibrescia.it/in-provincia/sebino-e-franciacorta/la-ciclabile-vello-toline-riapre-a-fine-giugno-1.1143207

Arcaicizzante

G.E.R.O.N.T.O.C.R.A.Z.I.A

http://it.wikipedia.org/wiki/Gerontocrazia

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

Gerontocrazia vai via!!!

R I V O L U Z I O N E !!!

“L’artista ha un ruolo sociale fondamentale – mi dice più tardi – deve criticare la società, tenere gli occhi aperti verso il potere, capire la realtà e poi deve parlare con la gente, coinvolgerla, e convincerla a fare lo stesso”

Hordur Torfason ha avuto una vita intensa, spesso difficile. Cantante ed attore di successo è nato e cresciuto in Islanda, fin quando nel 1975, ad appena trent’anni, è stato costretto a lasciare il paese dopo aver ricevuto minacce di morte per essersidichiarato gay, uno dei primi a farlo apertamente in Islanda; vi è tornato anni dopo per fondare Samtökin ’78, l’associazione per i diritti dei gay più importante del paese; infine ha guidato le rivolte popolari del 2008, che hanno portato alle dimissioni del governo, dei governatori della banca centrale e dell’authority di controllo finanziario.

Una vita difficile, dicevamo. Eppure, a vederlo mentre mi viene incontro assieme al marito con aria sorridente e rilassata fuori dalla stazione di Venezia, non lo si direbbe. Parla un inglese perfetto e prende molto sul serio il proprio mestiere. “L’artista ha un ruolo sociale fondamentale – mi dice più tardi – deve criticare la società, tenere gli occhi aperti verso il potere, capire la realtà e poi deve parlare con la gente, coinvolgerla, e convincerla a fare lo stesso”.

È giunto in Italia invitato dall’associazione Fare Treviso, che ha organizzato quest’anno un interessante ciclo di conferenze sul tema del debito e sui modelli economici alternativi. Nelle settimane precedenti è stato in giro per l’Europa, poi è volato in Venezuela, quindi è arrivato da noi dove ha avuto tre giorni pieni d’incontri. “Il mio compito adesso – mi spiega – è quello di andare in giro e raccontare quello che abbiamo fatto, come lo abbiamo fatto, e quando e perché. Ce n’è assoluto bisogno”.

Quando nel 2008 le tre principali banche islandesi vennero nazionalizzate ed il governo decise di socializzare i debiti, Hordur aveva già alle spalle anni ed anni di lotte sociali. Ciononostante l’avvenimento lo colse di sorpresa, come accadde all’incirca per tutti gli islandesi. “Quando arrivò la crisi, nell’ottobre 2008, non sapevo cosa stesse succedendo. Fino a pochi giorni prima ci avevano detto che eravamo una delle nazioni più ricche del mondo e d’improvviso le banche fallivano, ci ritrovavamo di colpo senza più niente”.

La rapida fine del “sogno islandese”, che nel volgere di pochi anni aveva stravolto una nazione, fatto annusare a chiunque il profumo di una ricchezza facile, a portata di mano, stava creando una rabbia diffusa. C’erano manifestazioni e qualche tafferuglio, ma tali espressioni di dissenso si concludevano generalmente nel giro di poche ore e lasciavano la situazione inalterata. Mancava organizzazione, nessuno sapeva esattamente cosa andava fatto.

“Le proteste a cui partecipai inizialmente erano prive di uno scopo, non vi era alcun tipo di controllo, solo gente che usciva di casa, gridava il proprio malcontento per strada e poi dopo un’ora tornava a casa senza aver ottenuto nulla. Ma non è così che funziona, che si ottiene qualcosa. Ho imparato, a partire dal ’75, che in ciascuna cosa c’è bisogno di disciplina, di lavoro sistematico”.

Così Hordur ha deciso che si sarebbe recato di fronte al parlamento ogni giorno a mezzogiorno in punto. “Chiedevo alle persone, ‘sai dirmi cosa è successo nel nostro paese? Sai dirmi cosa possiamo fare?’” Ma nessuno sapeva rispondere. “Persino i politici, che talvolta intercettavo mentre uscivano dal Parlamento, mi rispondevano che non riuscivano a capire. Loro, che erano stati eletti per guidare il paese, che erano pagati per essere competenti in materia, non si capacitavamo di quanto accadeva”.

“Così decisi di organizzare un meeting di protesta. Chiamai un po’ di amici: scrittori, professori, intellettuali, artisti, e chiesi loro di venire in piazza e spiegare alla gente quello che stava succedendo”. In poco tempo, la protesta così organizzata da Hordur riuscì a coinvolgere una quantità enorme di persone, che a loro volta iniziarono a salire sul palco e tenere discorsi.

“La chiave del successo sta ne fatto che mai ho pensato di andare in piazza a dire agli altri ‘questo è il mio punto di vista, è così che bisogna fare’. Piuttosto chiedevo alla gente ‘cosa ci potrebbe unire tutti? Cosa vorremmo che succedesse?’ Così giungemmo a decidere tre obiettivi che ci mettevano tutti d’accordo: volevamo che il governo si dimettesse, che il consiglio della Banca Nazionale (la CBI, Central Bank of Iceland ndr) si dimettesse e che si dimettessero anche i membri della authority per la supervisione monetaria”. E neanche a dirlo, ci sono riusciti.

Il resto è storia, sebbene una storia non abbastanza conosciuta, che in molti cercano di tenere nascosta.

Prima di salutarci, Hordur e il marito mi raccontano un aneddotoche rende bene l’idea della mentalità islandese, la stessa che ha reso possibile la rivolta contro il debito.

All’inizio degli anni Sessanta in Islanda si parlava molto dicambiare la guida da sinistra a destra. Il parlamento prese infine la storica decisione. Il cambiamento avvenne in una notte. Il 25 maggio 1968 gli islandesi tornarono a casa guidando a sinistra; il 26 mattina andarono a lavoro guidando a destra. Nel volgere di una notte vennero cambiati 1662 segnali stradali, tutti gli autobus furono sostituiti. L’unico incidente registrato in seguito fu la rottura di una gamba da parte di un bambino. Immagino sia il genere di cose che Hordur intende quando parla di “lavoro sistematico”.

http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/rivoluzione_islandese_hordur_torfason.html

Appello sul web per salvare i ricci

I ricci ad aprile escono dal letargo in cui cadono a ottobre. La prima, impellente necessità è il cibo che cercano anche nel raggio di trenta ettari. Attraversano radure, sentieri e strade, spesso travolti dai veicoli.
In questi giorni è in vita una campagna via Internet rivolta agli automobilisti, perché evitino di travolgere questi animali graziosi e utili, particolarmente diffusi in Valtrompia. I ricci sono molto utili in natura perché si nutrono d’insetti nocivi, uova di serpenti e di vipere (anche di gallina, se ne trovano) di ragni, piccoli topi. Per orti e giardini rappresentano un risparmio di pesticidi. Sono animali essenzialmente notturni. Col buio escono alla ricerca di cibo. Passano lenti e incuranti anche sull’asfalto, specialmente in questo periodo. Di qui l’appello telematico per lasciarli attraversare placidamente fino al ciglio.

http://www.giornaledibrescia.it/in-provincia/valtrompia-e-lumezzane/appello-sul-web-per-salvare-i-ricci-1.1168372

Pane

Il pane è un alimento molto antico e universale: è uno dei componenti principali della dieta mediterranea. A torto molte persone oggi individuano nel pane la causa principale dei loro problemi di peso, quindi per prima cosa, aboliscono il pane fresco dalle loro tavole, preferendolo ad altri cibi “sostitutivi” quali grissini, fette biscottate, crackers.
In realtà il pane non è un alimento particolarmente energetico: nel pane fresco al termine della cottura abbiamo il 30% di acqua. Questo significa che su 100 grammi di pane solo 70 grammi di prodotto apportano energia; ciò non accade per le fette biscottate e per i crackers dove il contenuto di acqua è molto più basso: in conclusione 100 grammi di pane (2 rosette) contengono 300 calorie, mentre 100 grammi di biscotti (umidità 5%) contengono 530 calorie ed infine 100 grammi croissant contengono 600 calorie, il doppio del pane.
Occorre poi ricordare che anche il pane all’olio non ha mai più del 2-3 % di grassi mentre i biscotti arrivano al 25% dei grassi e i croissant al 40%. Preoccupati di mangiare troppo, tutti noi abbiamo identificato nel pane la principale causa dell’aumento di peso mentre non c’è alcuna giustificazione scientifica per abbandonare il consumo del pane! Piuttosto occorre equilibrare la quantità di pane consumato e sopratutto evitare di utilizzare il pane per raccogliere anche l’ultima goccia di un sugo o di un intingolo grasso. Un buon consiglio è quello di preparare il pane in casa utilizzando farine di qualità e magari ricche di fibra. Coinvolgere anche i bambini nella preparazione del pane, infine, rappresenta un buonissimo approccio di educazione alimentare e di conoscenza del cibo.

Testo del dott. Pierpaolo Pavan

Dolce

Il dolce, come il pane e forse più del pane, rappresenta per tutti noi un nemico per la linea; è vero però che, dal momento in cui nasciamo, subito avvertiamo il bisogno della “dolcezza” del latte e di quella della mamma: infatti il primo ed unico sapore che il bambino sa apprezzare è quello del dolce. Quindi i dolci sono per tutti noi un’occasione di festa e di felicità anche se quando vengono consumati in modo eccessivo predispongono all’obesità e al diabete. Dunque il dolce è contemporaneamente il simbolo della festa ma anche di qualcosa che può recarci danno.

In realtà uno degli elementi di “dannosità” dei dolci consiste nella bassa qualità nutrizionale degli ingredienti, l’altro nella frequenza con cui li mangiamo. Per spiegarci meglio: è chiaro che mangiare dolci di scarsa qualità e perdipiù ogni giorno o più volte al giorno può farci male.
Il vero problema è questo: abbiamo perso il significato del dolce come alimento della “festa” e lo consumiamo tutti i giorni. Dobbiamo quindi tornare ad un consumo intelligente del dolce che ci deve riportare a un momento di festa e di gioia. E’ assolutamente consigliabile riscoprire assieme ai bambini il piacere delle torte fatte in casa per trasmettere loro l’importanza della scelta degli ingredienti, della loro qualità e delle loro caratteristiche. La qualità degli ingredienti dei dolci è infatti altrettanto importante della quantità dei dolci consumati. In particolare sono molto pericolosi i grassi saturi o idrogenati che frequentemente si trovano nei dolci confezionati e nelle merendine! Noi possiamo invece preparare in casa con farine selezionate, burro od olio extra vergine d’oliva degli ottimi prodotti che possiamo rendere preziosi dal punto di vista nutrizionale con ingredienti semplici e naturali quali la frutta, le marmellate, la ricotta, il latte fresco. Se poi i bambini ci aiutano nella preparazione del dolce li rendiamo partecipi di un evento eccezionale e possiamo trasmettere loro le tradizioni della nostra comunità facendo riscoprire il significato del dolce come alimento della festa.

Testo del dott. Pierpaolo Pavan

Cos’è il Kamut?

Il Kamut è un grano antico, sembra venisse coltivato in Egitto gia 6.000 anni fa. Si tratta di un cereale del genere Triticum, parente del grano duro, di cui è antenato e da cui si differenzia in diversi aspetti. Alla vista i semi di Kamut sono, mediamente, tre volte più grandi di quelli del grano duro. È un cereale caratterizzato da un alto livello di digeribilità e ha un contenuto proteico dal 20% al 40% più elevato rispetto ai grani comuni. Inoltre l’elevata percentuale in lipidi, in particolare tutti i più importanti acidi grassi mono e polinsaturi, lo rende prezioso per la nutrizione e anche più energetico. Maggiore è anche il contenuto di minerali, soprattutto di magnesio e zinco. Ciò che rende il grano a marchio Kamut particolarmente importante per la nutrizione umana è l’alto contenuto in selenio, infatti ne possiede una media di 900 mcg/kg.
Il selenio è un oligoelemento necessario per il metabolismo cellulare.
La sua azione riduce la formazione di radicali liberi, corresponsabili dello sviluppo delle malattie cardiovascolari e di diversi tipi di cancro. Il contenuto di vitamina E nel Kamut è maggiore del 30% rispetto ai grani comuni. I prodotti a base di Kamut apportano quindi complementi preziosi all’alimentazione quotidiana degli atleti, delle persone molto attive, dei bambini e degli anziani. Il Kamut è più ricco in proteine, lipidi e alcuni minerali, motivo per cui possiede un valore nutrizionale più elevato rispetto ai comuni grani.
E’ importante chiarire, comunque, che il grano Kamut contiene glutine e che quindi non è adatto ai celiaci.

 

Testo del dott. Pierpaolo Pavan

Accortosi…