Ancora sul movie…

Lo spirito degli anni Sessanta non mi ha mai lasciato. Potrebbe essere il motto di Oliver Stone. Il sessantottino più di successo di Hollywood, ex studente di Yale, ex drogato, decorato reduce del Vietnam, torna a visitare quel periodo nel suo nuovo film The Doors, appena uscito sugli schermi americani. E’ la storia della tempestosa vita del leader e cantante del gruppo The Doors, Jim Morrison, morto nel 1971 a 27 anni, apparentemente per un attacco cardiaco, a Parigi dopo essere apparso come una meteora nel firmamento del rock and roll. Come gli altri film di Stone sul tema degli anni Sessanta e dei suoi figli (Salvador, Platoon, Wall Street, Talk Radio), The Doors è un eccitante spettacolo, che evoca il mito di quegli anni, con più potenza di ogni altro film, con una dinamica interpretazione da parte di Val Kilmer (il nemico di Tom Cruise in Top Gun) nei panni di Morrison e di Meg Ryan (Harry ti presento Sally) in quelli di Pamela Courson, la donna che gli rimase accanto fino alla fine. Sono anni fatti non solo di amore libero e droghe psichedeliche. C’ è la delusione, la crudeltà e l’ autodistruzione di una generazione piena di retorica hippie, ricreata da Stone con una cura che raggiunge l’ ossessione fino ai minimi dettagli. Erano quindici anni che vari registi, tra cui Brian De Palma, tentavano inutilmente di realizzare un film sulla vita di Jim Morrison, ma erano stati di volta in volta bloccati dagli altri membri del gruppo, dalla famiglia di Pamela Courson o dalle difficoltà di ottenere i diritti musicali delle canzoni dei Doors. Stone stesso, che già nel 1969 aveva scritto una sceneggiatura ispirata a Morrison, ha lavorato sul progetto per anni, fino ad ottenere la benedizione di tutte le persone direttamente o indirettamente coinvolte. A riprova, porta al collo una croce con le lettere J/P, Jim and Patricia, regalatagli da Patricia, una delle amanti di Morrison che il cantante aveva sposato in uno strano rito occulto descritto da Stone sullo schermo. Il film, prodotto dalla Carolco, con un budget di venti milioni di dollari e ricco di 27 canzoni, quasi tutte dei Doors, è in parte basato sul libro Riders on the storm, come il titolo di una delle più famose canzoni dei Doors, scritto lo scorso anno dal batterista del gruppo John Densmore. The Doors apre con una scena silenziosa nel New Mexico, in cui Jim Morrison bambino assiste con i suoi genitori a un incidente automobilistico in cui muoiono degli indiani americani. A vent’ anni Morrison è a Venice, California, dove incontra Pamela e fonda i Doors con Ray Manzarek (Kyle MacLachlan) conosciuto alla scuola di cinema della Ucla, il chitarrista Robby Krieger (Frank Whaley) e Densmore (Kevin Dillon). Scrive poesie e celebra la morte, porta gli amici a drogarsi nel deserto, mentre il gruppo sciocca Los Angeles con i suoi primi concerti al Whisky a Go Go su Sunset Boulevard. Man mano che la fama di Morrison cresce, gli altri personaggi sfumano sempre più sullo sfondo e il film diventa lo spettacolo di un uomo solo, perso nella sua caduta allucinata fino al crollo finale, grasso e mal sopportato dai suoi stessi amici. Paura ed Eros Stone non dice se secondo lui Morrison fu un genio alla pari di Molière, Proust, Oscar Wilde e gli altri artisti le cui tombe affiancano la sua nel cimitero di Père-Lachaise di Parigi su cui si soffermano le ultime immagini del film. Di certo, però, lo presenta come una figura tragica ed emblematica dei suoi tempi: Ho sentito per la prima volta Jim e i Doors quando ero in Vietnam, nel 1967, ricorda il 44enne regista, dopo la prima proiezione del film a Los Angeles. Non avevo mai sentito una musica come quella, esprimeva tutti i sentimenti che avevo io, la ribellione, la libertà, parlava di vita e morte, paura ed Eros, tutte le cose che sentivamo noi nell’ esercito. Mi sono identificato immediatamente con lui. E’ diventato uno dei miei eroi, come Marilyn Monroe era stata per tanti uomini della mia generazione. E’ per questo che ha voluto fare il film? Per quello e anche per il desiderio di fare un film diverso. Quanti film ci sono, a parte L’ attimo fuggente, che parlano di un poeta? E’ il ritratto e la celebrazione di un artista, racconta la sua agonia, il suo dolore e tutte le cose che ha dovuto superare. Ma probabilmente c’ era un altro motivo, ed è che volevo rivisitare l’ adolescenza che non avevo mai avuto perché ero in Vietnam. Era un’ opportunità per tornare indietro e ritrovarmi di nuovo in quel mondo e cercare di capirlo meglio. Forse era un tentativo di scoprire i paralleli fra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. E poi mi piacciono i ribelli, gli antieroi, mi sono sempre piaciuti. Infatti nel film Val Kilmer è ai miei occhi un misto dei personaggi di Brando e di Jimmy Dean, personaggi come non se ne sono visti molti recentemente. Vede qualche affinità fra il periodo di Jim Morrison e il 1991? Molte, e mi piace pensare che gli anni Novanta possano diventare vibranti ed eccitanti come erano stati i Sessanta. Per esempio nel film la guerra in Vietnam è sempre presente in televisione, come un’ esperienza orwelliana nel suo libro 1984 e come l’ Iraq oggi. Io stesso ricordo quelle perenni immagini televisive, di un paese intento in una guerra senza sapere bene dove e perché si sta combattendo. Così era il Vietnam, e per un po’ di tempo è sembrato che l’ Iraq stesse prendendo la stessa piega. La repressione degli anni Ottanta è significativa, e questo può portare un periodo ciclico di ribellione. Io ho la mia teoria, e cioè che la gente ama la libertà, almeno gli americani. Per questo penso che il pubblico possa identificarsi con Jim, i giovani lo conoscono, anche se non hanno mai sentito la sua musica. A modo suo Jim era un metallaro ma bisogna che una persona abbia una sensibilità poetica per poter apprezzare questo film. Non si sente soffocato dall’ epoca che stiamo attraversando? Un po’ , ma secondo me gli anni Sessanta hanno vinto. Sono stati un grande periodo di cambiamento. E’ cominciato tutto con l’ assassinio di John Kennedy, un terribile tradimento che ha plasmato la mia generazione, il modo in cui pensiamo, il Vietnam, le forze dello scontento razziale. E’ vero che sono anche successe tante cose negative in quegli anni, e ora paghiamo il prezzo per le scelte che abbiamo fatto, ma in un certo senso quel periodo è stato l’ alba della nostra età, l’ adolescenza, e gli anni Novanta saranno un periodo di nuovo cambiamento in cui potremo ridefinire il nostro passato ribelle. In quel senso sono un idealista. E’ un periodo che continuerò ad analizzare nel mio lavoro. Il film che sto preparando adesso parla di Kennedy nel periodo dal 1963 al 1968. Ma non posso dire di più perché è un segreto!. La droga e la musica Non teme controversie per il modo in parte celebrativo con cui presenta Morrison, l’ uso delle droghe…? Jim era un mio eroe, non ho problemi a riconoscerlo, e indubbiamente questo si avverte nel film. Ci saranno quelli che diranno che Jim era un idiota tenebroso che ha distrutto la sua vita, ma io non lo percepisco a quel modo. Jim è morto per il suo lavoro, era un poeta che ha avuto successo in quello che cercava, l’ autodistruzione e la morte. In quanto alle droghe, penso che ti espandono la mente e la coscienza, ma possono essere anche molto pericolose se usate male, e su questo il mio film parla chiaro. Le conosco, le droghe. Avevo cominciato a fumare sigarette sull’ aereo che mi portava in Vietnam, e una volta lì i ragazzi che mi piacevano di più si drogavano da anni, e così ho cominciato a usare acido e marijuana. E con le droghe per me è venuta la musica, prima di allora non avevo mai sentito i Motown, Jefferson Airplane o i Doors. Jim era il re dell’ acido. Faceva tutto parte di quello Zeitgeist. The Doors ha qualcosa della sceneggiatura che aveva scritto nel 1969? No, questo è un film molto diverso pur avendo lo stesso senso onirico del primo. Quello era una storia piena delle immagini delle canzoni di Jim Morrison sul Vietnam, come Unknown soldier. Avevo cercato di fargli arrivare la sceneggiatura perché la leggesse, ma lui non mi aveva mai risposto. La cosa curiosa è che venti anni dopo la sua morte il suo ex manager mi è venuto a trovare e mi ha dato la copia della mia sceneggiatura. Mi ha detto di averla trovata nell’ appartamento di Jim a Parigi. Chissà, forse la stava leggendo prima di morire….

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/03/06/dedicato-jim-il-mio-eroe.html

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Una risposta a “Ancora sul movie…

  1. icittadiniprimaditutto

    Buongiorno, volevo proporre uno scambio di banner/link.

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